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Il vino in Tunisia: le donne raccontano

13 Lug 2016
Il vino in Tunisia: le donne raccontano
Uno scorcio caratteristico della Tunisia

Uno scorcio caratteristico della Tunisia

Jean François Revel nel suo saggio 3000 anni a tavola (Rizzoli, 1979) afferma che “nel corso della preistoria e della protostoria l’uva era una bacca come le altre ma, a partire, dal momento in cui la vigna venne coltivata, rivelò una grande superiorità su tutti gli altri frutti produttori di bevande alcoliche fermentate essenzialmente per tre ragioni: l’estrema varietà del sapore a seconda del vitigno, del terroir e del metodo di vinificazione; può invecchiare ed evolversi; quindi può essere trasportata in luoghi lontani. Al tempo stesso il vino è l’unica bevanda universale e in grado di avere una grande diversificazione territoriale”. La centralità del vino all’interno di una civiltà antica, come accennato, può essere fatta risalire ai culti dionisiaci e al ruolo che i Greci gli avevano assegnato nel simposio antico.
Due scuole e due stili si fanno avanti: da un lato il vino è legato all’ebbrezza (e l’antidoto è la pietra viola, l’ametista) delle baccanti, ai riti misterici e orfici, al culto di Dioniso (Bacchus), un dio terribile, in grado di confondere la mente e travolgere gli uomini; dall’altra, l’uso del vino è associato alla mente che si rischiara, al contrario, durante il simposio, considerato non solo un momento di convivialità ma l’assemblea degli anziani con un carattere essenzialmente politico-filosofico-morale.

Nel tempo il vino viene considerato un alimento e una merce di scambio per l’esportazione come anche un elemento religioso. Tra il IV e il II secolo a.C. in Grecia il vino diviene un prodotto ricercato e costoso e si diffonde in tutta l’area mediterranea. A Roma il vino viene ereditato insieme alla cultura e così Dioniso diventa Bacchus, accanto al quale c’è Liber più vicino nello spirito all’anima vendicatrice e violenta di Dioniso. Bacco è quasi sempre descritto come un fanciullo allegro che ama la vita e in generale ha una connotazione positiva.

Il vino in Tunisia

Tunisia, il mercato delle spezie

Tunisia, il mercato delle spezie

Il vino in un paese musulmano è molto più importante di quanto si possa credere, anche per la tradizione, almeno nel Mediterraneo, soprattutto in Tunisia, dove a più riprese si è sviluppata la coltivazione della vite a partire dai Fenici (Cartagine è stata fondata tra l’814 e l’813 a.C.), fino ai Romani, francesi che hanno impiantato la viticoltura moderna, dandole l’impianto attuale. La prima presenza certificata del vino in Tunisia risale all’815 a.C. ed è documentata dal trattato dell’agronomo Magon. Dal tempo dei Romani il vino si è sviluppato. Un grande impulso alla viticoltura tunisina è stato dato dai coloni italiani provenienti dalla Sicilia e da Pantelleria che occuparono oltre metà delle superficie vinicola totale. Poi fu la volta dei Francesi che hanno costruito la viticoltura moderna importando alcuni vitigni, dopo il 1881, quali il Carignan, che oramai possono essere considerati autoctoni. Nel 1936 un violento attacco di fillossera decimò le viti tunisine e si dovette aspettare il decennio 1943-’53 per ricostruire i vigneti. Un primo terremoto nel settore è avvenuto dopo la dipartita dei francesi, nel 1956, finché nel 1965 la terra tunisina è stata nazionalizzata ed è rimasta la manovalanza tunisina senza grande esperienza. Così si è abbassato il livello qualitativo e c’è stato un periodo di decadenza a livello qualitativo. Molti produttori stranieri sono partiti, altri si sono uniti in cooperative. Nel 1992: 33mila ettari coltivati a vigneto, una produzione di 412mila hl e un consumo di 2,5 litri per abitante.

Venendo ai nostri giorni, con la rivoluzione del 2011 cambia anche il consumo di alcol e per certi aspetti diventa cruciale soprattutto nella vendemmia 2013, agitata da rivendicazioni sulla libertà di stampa, battaglie sindacali e nuovo femminismo. Mentre crolla il turismo, il vino con le sue alte accise per lo stato diventa una voce importante sulla quale scommettere, venduto a prezzo più alto nel paese che all’estero; è un’attrazione essenziale per invogliare il turismo, prova che il rigurgito religioso non mette in discussione lo stile di vita almeno degli stranieri. Il consumo cresce e anche in qualità e sono i tunisini a scommettere su un nuovo modo di bere; purtroppo cresce anche l’uso smodato. Contraddizioni di un mondo in rivolta. Durante le ultime due stagioni di Ramadan, ad esempio, sempre più ristoranti non servivano alcol e alcuni locali sono stati danneggiati.

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