Cultura del Vino e del cibo

Sommelier lombarde si raccontano

26 Gen 2018
Sommelier lombarde si raccontano

Sommelier lombarde si raccontano: Maria Cristina Francescon e Camilla Guiggi e la loro esperienza personale nel mondo del vino

La produzione vitivinicola della Lombardia si caratterizza per un’elevata presenza di qualità e per una grande diversificazione delle zone produttive, che variano sia per condizioni climatiche sia geografiche: un panorama che si estende dai versanti terrazzati della Valtellina, alle aree moreniche dei laghi Garda e Iseo, per raggiungere i colli appenninici dell’Oltrepo Pavese e la bassa Padania.

Due Sommelier lombarde ci raccontano due produzioni agli antipodi.

Sommelier lombarde si raccontano

Maria Cristina Francescon e il suo Sorso di Vino
Un paio d’anni prima di Expo Milano mi sono detta: “Perchè non iscrivermi ai corsi AIS così mi faccio trovare pronta per Expo Feed the Planet?”. All’epoca mi occupavo soprattutto di lifestyle Made in Italy e lavoravo in prevalenza con una clientela prettamente statunitense a cui offrivo, ed offro tuttora, anche se in modo marginale, pacchetti turistici moda, design e food & wine. Iscrittami ai corsi AIS mai e poi mai avrei immaginato di rimanere folgorata sulla via del vino! Ed eccomi qua a distanza di qualche anno nella mia Enoteca Sorso di Vino che assorbe gran parte del mio tempo a discapito dell’altra attività che pur mantengo. Anzi, le due cose sono perfettamente complementari. Quindi cosa posso dire: “Evviva il Made in Italy ed evviva il vino italiano!”.
Le esperienze professionali importanti nascono da una “vision”, da una grandissima motivazione ed altrettanta determinazione. L’abilitazione di Sommelier è stata solo l’inizio. Al vino dò molti significati. Nel vino italiano ho investito ed investo in tutti i sensi, forte della convinzione che il nostro patrimonio nazionale bisogna farlo conoscere alle persone che sono al di fuori della schiera dei professionisti di settore. L’Enoteca Sorso di Vino di Milano, inaugurata nell’Ottobre 2016, testimonia che per la sottoscritta è importante promuovere sia un Bianchello del Metauro sia un Barolo con la stessa enfasi.
Non c’è soddisfazione più grande nella felice consapevolezza di vedere come le persone mi diano fiducia giorno dopo giorno, si lascino consigliare sulla scelta di una bottiglia e tornino a ricomprare un vino a loro sconosciuto fino a poco prima.
Quando vado alle degustazioni la curiosità è alle stelle come è normale che sia. Dopotutto il vino è curiosità e la curiosità è donna! Una domenica della scorsa primavera sono rimasta ammaliata da un vino bianco di San Martino della Battaglia ottenuto da uve di Tukì, ovvero Tocai! Quando mi fu detto ciò, replicai: “Vorrà dire Friulano!”. Tutto ebbe inizio quando questo vino colpì l’Imperatore di Austria-Ungheria che lo paragonò, all’epoca della famosa battaglia del 1859, al vino “Tokaji” ungherese. Da allora i vignaioli locali lo chiamarono col nome dialettale di “Tukì” o “Tuchì” che voleva anche significare piacevole tocco, piccola cosa. Per effetto di una rinnovata attenzione per questo vino si è ritenuto necessario riprendere il nome “Tukì” o “Tuchì” con il quale per generazioni è stata indicata quell’uva che per necessità di nomenclatura ampelografica era indicata come “Tocai Friulano”, riconoscendo l’identità unica di tale sinonimo affinché diventasse il nome di quel vitigno autoctono della DOC San Martino della Battaglia. Un vino dalla freschezza, dall’equilibrio e dalla piacevolezza pazzeschi. Secondo voi potevo farmelo sfuggire? Una chicca enologica ora in vendita da Sorso di Vino. Lo abbinerei ad un piatto di ravioli al burro e salvia come ad un buon branzino alla griglia, per esempio.
Il mio motto: Tra il bere e il degustare c’è di mezzo il mare…(M. Cristina Francescon)

Sommelier lombarde si raccontano

Camilla Guiggi un amore, quello per il vino, segnato dal destino
Sono autoctona milanese, ma le mie origini, per metà toscane, mi hanno fatto avvicinare, fin da piccola, a questo meraviglioso mondo. L’amore e la curiosità per il nettare di Bacco mi ha portato a diventare Sommelier. Da allora non mi sono più fermata e mi sono specializzata in analisi sensoriale. Relatore per AIS e ANAG, Mastro assaggiatore Onaf (formaggi), degustatore AIB (aceto balsamico), ONAOO (olio), ADAM (acqua), IIAC (caffè), ADB (birra), iscritta all’albo sensoriale degli assaggiatori miele, Assaggiatore Chocolier e Chevalier-Sabreur. Chiamata, spesso, come giudice per concorsi di vino, miele, grappa, birra e caffè. Sono Giornalista Pubblicista specializzata in enogastronomia; partecipo a presentazioni ed eventi soprattutto in questo settore sia come relatore che come moderatore. Collaboro, inoltre, con l’Associazione Donne della grappa come degustatrice e ambasciatrice di questo nobile distillato e con l’Associazione Le Donne del Vino. Mi sono aggiudicata il Titolo, nel 2008, di “Miglior sommelier non professionista della Lombardia” AIS, e, nel 2009, quello di “Miglior assaggiatrice grappa della Lombardia” ANAG. Prima qualificata nella giornata vini Toscani AIS Pavia 2013. Ho un mio blog personale “L’angolo del gusto en rose” dove riverso la mia passione per questo mondo così sfaccettato.
Da brava degustatrice non potrei avere dei vini prediletti, amo i grandi rossi ma alle bollicine non riesco a resistere. Ecco perché se dovessi scegliere una tipologia di vino lombarda opterei per il Franciacorta in tutte le sue sfumature. Forse non tutti sanno che sulle colline della Franciacorta la vite è stata impiantata fin dalle epoche più remote. La rinascita dell’enologia, in Franciacorta, risale alla fine degli anni ‘50, quando si decise di puntare sulle potenzialità del territorio di produrre vini-base adatti alla spumantizzazione. I vitigni utilizzati sono Chardonnay e/o Pinot Nero, è permesso l’uso del Pinot Bianco fino ad un massimo del 50% e l’Erbamat è consentito nella misura massima del 10%. Con l’ultima modifica al disciplinare di produzione è stato inserito quest’ultimo vitigno nella base ampelografica. L’Erbamat è un vecchio vitigno a bacca bianca originario della provincia di Brescia, da molto tempo dimenticato ma di cui si ha notizia fin dal ‘500. La tipologia Satèn, secondo alcuni, dovrebbe essere il portabandiera della Franciacorta poiché si può produrre solo in questa zona. L’uvaggio è costituito da Chardonnay, in prevalenza e Pinot Bianco. La morbidezza gustativa è data dalla minore pressione in bottiglia, sotto le 5 atmosfere, e si produce esclusivamente nella tipologia Brut.
Il Franciacorta si differenzia per i diversi dosaggi di liqueur aggiunti dopo la sboccatura e questo fa’ si che si possa abbinare con facilità. Si va dal Non Dosato, per poi passare all’Extra Brut, Brut, sicuramente la tipologia di Franciacorta più versatile, Extra Dry, Sec o Dry e infine il Demi-Sec dal sapore abboccato dovuto al dosaggio zuccherino piuttosto elevato che si abbina bene con i dolci.
Il mio motto: “Segui il tuo cuore!”

Contributo raccolto a cura di Camilla Guiggi, giornalista, sommelier e Donna del Vino

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