Buon compleanno, Fernanda!

Buon compleanno, Fernanda!

Le Donne del Vino augurano buon compleanno a Fernanda, che gestisce la segreteria dell’Associazione nazionale, con questo bel messaggio scritto da Paola Longo

Buon compleanno amica mia grandissima!
Ho conosciuto Fernanda a Vino Vip Cortina nel 2005. Vino Vip è la manifestazione biennale di Civiltà del Bere che permette di trascorrere due giorni a stretto contatto con i leader dell’enologia, con vista sulle montagne più belle del mondo, al Rifugio Faloria (mt. 2000). Ero da poco entrata a far parte dell’Associazione Nazionale le Donne del Vino ed era la mia prima volta a Cortina. All’epoca non conoscevo nessuna socia e mai avrei pensato che quell’evento potesse regalarmi tante nuove amiche in un colpo solo. C’erano Daniela Mastroberardino, Maria Cristina Ascheri, Elena Martusciello, Anna Pesenti, Marina Thomson, Gabriella Spagnolo, Josè Pellegrini, Marina Ramasso….
Una cosa strana di quel viaggio è che ricordo tutto, ma proprio tutto, tranne come sono arrivata a Cortina. Me lo sono chiesta un’infinità di volte, ma non ho mai trovato la risposta. Ricordo il sole caldo di settembre, ricordo i vestiti che indossavo, ricordo la mia carnagione abbronzata dall’estate appena trascorsa, ricordo l’emozione per l’uscita della prima edizione Fuoricasello: avevo con me qualche copia da omaggiare ai produttori, ma l’andata resta un mistero. In compenso ricordo perfettamente il viaggio di ritorno. Uno storico enotecario milanese, Giorgio Cotti, si era offerto di riaccompagnare a Milano due signore lombarde e diede un passaggio anche a me, fu così che mi trovai a condividere il viaggio con Anna Pesenti, moglie dell’indimenticabile giornalista gastronomico Rai famoso negli anni settanta per l’Almanacco del giorno dopo e Fernanda.
Fu un viaggio piacevolissimo, ci fu da subito un bel feeling. Dopo Cortina, la mia partecipazione alle donne del vino divenne sempre più attiva e le occasioni per sentire e incontrare Fernanda diventarono sempre più frequenti. Al Vinitaly, dall’anno successivo e per tutti questi anni ci siamo sempre andate insieme. Immaginate quante chiacchiere abbiamo fatto, quante riflessioni, quante confidenze, risate a crepapelle nei momenti allegri e fiumi di lacrime nei momenti bui.
Non si contano le trasferte su e giù per l’Italia. Chilometri e chilometri percorsi insieme, interrotti soltanto da brevi soste in Autogrill per comprare i gratta e vinci… E’ un’abitudine che abbiamo da tantissimi anni. Il rito è sempre lo stesso: Ne compriamo due e dividiamo la cifra spesa, diventando socie. Risalendo in macchina, io guido e Fernanda gratta le caselline. Puntualmente borbotta contro la sorte avversa, infatti non vinciamo mai. E’ una costante, ma la speranza è l’ultima a morire, sappiamo per certo che diventeremo ricchissime in un futuro non lontano. In verità ho sempre pensato che il “grattino”, come lo chiama lei, è soltanto una scusa. Avendo lavorato trent’anni nel Marketing di Autogrill, secondo me vuole controllare la situazione della “Bottegaccia”, che con i suoi vini e le sue specialità esiste grazie a lei. E anche se la attraversa a passo lungo, l’occhio dell’ inguaribile perfezionista ispeziona anche i particolari.
Fernanda ancora oggi è una lavoratrice instancabile e precisissima, è un esempio di tenacia e dedizione: un vero ariete. Con me ha una gran pazienza, ascolta sempre i miei sfoghi e ha sempre la frase giusta che rimette tutto a posto. Da lei sto imparando l’arte della diplomazia e da lei, di cose da imparare ne ho ancora tante.
Quando siamo in viaggio le chiedo di raccontarmi vicende del passato. Una tra le mie preferite è l’incontro tra sua mamma e suo papà. E’ una storia così spiritosa che non smetterei mai di riascoltarla e lei, che sa quanto mi diverte, me la racconta ogni volta con enfasi, come fosse la prima. Un’altra storia che le chiedo sempre di raccontarmi, e che mi ha sempre affascinato, è quando negli anni ottanta accompagnava un importante signore (che ho avuto la fortuna di conoscere anche io) a cena nei più bei ristoranti milanesi. Lui la andava a prendere a casa e le portava sempre una rosa rossa. A lui le donne non piacevano, ma era un gran gentiluomo e sapeva di fare un gran figurone portando a cena una bella donna come lei. Anni dopo scoprì che era un ispettore della famosa Guida Michelin.
Con Fernanda non ci si annoia mai. Una volta siamo state insieme in metropolitana. Arrivate al bivio della tratta che avrei dovuto percorrere da sola fino a Molino Dorino dove avevo lasciato l’auto, ci fu un guasto. Fernanda si offrì di accompagnarmi al parcheggio con la sua macchina. Fu un’esperienza incredibile: Nonostante i rimproveri non riuscii a farle indossare le cinture di sicurezza, superava le auto come su un circuito di Formula uno, suonava il clacson e gridava: “Muoviti imbranato, non sai guidare”. Feci tutto il tempo con gli occhi chiusi e le braccia attaccate alla maniglia di appiglio. Quando scesi dalla macchina ringraziai il Signore di essere arrivata sana e salva. Ogni volta che le ricordo questo episodio lei si infastidisce e accampa un sacco di giustificazioni. Una cosa che la fa arrabbiare tantissimo è quando do retta al navigatore anziché seguire le sue indicazioni. A volte lo faccio di proposito, che lei conosca Milano meglio di qualsiasi marchingegno è un fatto certo.
Io e Fernanda siamo telepatiche, spesso le nostre telefonate si sovrappongono perché ci chiamiamo nel medesimo istante. Ogni tanto, la sera, scambiamo messaggi al veleno nei confronti di leader politici che intervengono ai talk show televisivi. Il nostro pensiero è quasi sempre allineato, ma il suo punto di vista è sempre razionale e schietto. Fernanda è una persona molto riservata, infatti so che mi odierà per questo racconto, ma è un rischio che sento di voler correre. Adoro la sua casa, ci vado sempre volentieri, è una bellissima bomboniera nel cuore di Milano. C’è un un piccolo balcone molto accogliente, si chiama “Il salotto delle donne del vino”. Lo abbellisce con i fiori tutto l’anno. C’è un grande oleandro che a Natale illumina con luci colorate. Su una parete è appeso un Picoglass che contiene la foto sbiadita di una meravigliosa tenuta in Umbria, uno dei suoi luoghi del cuore. L’unico periodo in cui rallenta la sua frenesia lavorativa è in estate, quando a tenerla impegnata, nell’intento di non far danni con i vasi dei ciclamini, c’è il suo micione Leon. Leon è il suo bimbo peloso, lei non lo lascia mai solo. Quando ha qualche impegno serale gli accende l’abatjour perché non esiste che il suo Leonino, come lo chiama lei, stia al buio.
Vicino alla sua camera è appesa una fotografia piuttosto grande. La guardo ogni volta che la vado a trovare, è un ritratto di tanto tempo fa, è sorridente e porta lunghi capelli rossi mossi dal vento. E’ un’immagine piena di sole, che piace molto anche lei, così schiva nel farsi fotografare. L’anno scorso, però, sono riuscita ad immortalarla anche io. E’ la foto che vedete. Eh si, li porta proprio bene i suoi quarant’anni!
Quante ne abbiamo combinate insieme noi due? E quante ne combineremo ancora quando questo maledetto virus passerà?
Come diceva Lucio Battisti: “Lo scopriremo solo vivendo”.
Auguri! #chiaramommi

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