Fiano e Asprinio, vitigni autoctoni della Campania

Fiano e Asprinio, vitigni autoctoni della Campania

Fiano e Asprinio, vitigni autoctoni della Campania

Fiano e Asprinio sono due vitigni a bacca bianca di antichissima origine divenuti autoctoni ed identificativi della Campania.

Il Fiano, oltre ad essere molto diffuso in tutta la Campania, è coltivato anche in Puglia, in Basilicata e in Sicilia, ma qui trova una delle sue massime espressioni nella DOCG Fiano di Avellino. L’Asprinio invece è diventato famoso grazie alla sua freschezza, e grazie anche alla sua storica coltivazione, nell’aversano, e nell’antica tradizione etrusca, ad alberata. Ancora oggi, nelle campagne di Aversa, è possibile osservare viti “maritate” a pioppi che salgono fino a 10/12 metri di altezza. Un’immagine unica, spettacolare, dove le viti storiche, spesso ancora su piede franco, formano ampie e verdi barriere ricche di grappoli.

Fiano di Avellino DOCG “Ex Cinere Resurgo”

Fiano di Avellino DOCG “Ex Cinere Resurgo”

Fiano di Avellino DOCG “Ex Cinere Resurgo” e Daniela Mastroberardino dell’azienda Terredora di Paolo

Il Fiano di Avellino DOCG “Ex Cinere Resurgo”
Dato da uve di Fiano al 100%, coltivate nei vigneti di Montefalcione e Lapio, il vino si presenta di un bel color giallo paglierino intenso, con eleganti e complessi profumi di acacia e biancospino, e di frutti maturi, quali la pera, l’albicocca fino alla nocciola tostata. Il corpo è morbido ed equilibrato, con una grande e lunga persistenza aromatica.
E’ ottimo come aperitivo con le ostriche, i frutti di mare e i crostacei crudi ed i piatti di pesce in generale.

Daniela Mastroberardino

Daniela Mastroberardino

Daniela Mastroberardino dell’azienda Terredora di Paolo
Mastroberardino è una delle storiche famiglie del vino italiano.
Nel 1994 un’improvvisa e importante divisione.
Walter Mastroberardino e i suoi figli, Paolo, Lucio e Daniela, decidono di intraprendere un nuovo percorso che prende il nome TERREDORA e che è una dedica a Dora Di Paolo, l’anima di questa famiglia, legata alla terra e ai valori che essa rappresenta.
Negli anni, Terredora è cresciuta accorpando circa 180 ettari di vigneti di proprietà e divenendo, sempre più, una delle più interessanti raccolte di materiale genetico dei vitigni Greco, Fiano e Aglianico, le varietà autoctone campane, eredità dell’età greco-latina.
La cantina, posta a baricentro rispetto alle vigne, è incastonata, a circa 650 mt. s.l.m, nello scenario naturale di Serra di Montefusco, a dominio delle aree di produzione delle tre docg irpine: Fiano di Avellino, Greco di Tufo, Taurasi. L’architettura moderna è stata voluta come segno dei tempi, ideale contrappasso della storia di Montefusco, antica cittadina già ricordata da Tito Livio con il nome di Fulsulae e, dal 1581 al 1806, capoluogo dell’Irpinia, all’epoca nota come Principato d’Ultra.

“Raccontarsi non è mai semplice. L’ovvietà è dietro l’angolo così come il rischio opposto è quello di dipingere un ritratto poco autentico. Negli anni ho, però, imparato a dare valore al concetto d’identità, per cui, semplicemente, comincerò dall’inizio. La mia storia professionale o meglio imprenditoriale tende a sconfinare nella storia di famiglia, come tante volte accade nel mondo del vino.

In Italia, sono, soprattutto, le famiglie ad aver fatto la storia del vino che ci fa apprezzare in giro per il mondo. Chi mi conosce sa che racconto, senza l’imbarazzo di nascondere l’età, di essere nata in un’ottima annata di Taurasi, anche se, al momento, non ho incrociato Russell Crowe.

Era, infatti, la primavera del 1968 e venni al mondo in una storica famiglia del vino italiano, in una terra, l’Irpinia, dalla selvaggia bellezza, che, in molti luoghi, è diventata l’ordine dei filari di vigna.
Sono l’ultima dei figli di Walter Mastroberardino, a sua volta ultimo figlio di Michele Mastroberardino, discendente di generazioni dedite all’enologia sin dal Settecento, e fra i pionieri, all’inizio del Novecento e fino agli anni dell’autarchia, dell’export del vino italiano.

Sin da quando ero bambina, era mio padre che tratteggiava, per noi figli, un futuro nell’allora azienda di famiglia, che gestiva assieme ai suoi fratelli. All’epoca mi esasperava sapere che non avrei scelto cosa fare da grande, una parte di me avrebbe voluto poter fare altro, forse diventare, architetto, avvocato.
Così non è andata, ma non è andata neanche secondo i progetti di mio padre. Poco più che venticinquenne, c’erano rimasti un centinaio di ettari di vigna da cui ripartire.
Eravamo in cinque: mio padre, mia madre, donna solida d’altri tempi, e noi tre fratelli.

Costruimmo la nostra cantina a Montefusco, e decidemmo di produrre vini dalle nostre vigne, senza contare sulla forza di un cognome blasone del vino italiano, ma protetti dalla forza della grande esperienza professionale di mio padre.
Così nacque Terredora Di Paolo.
Inizialmente mi dedicai prevalentemente all’amministrazione, fino a quando, in pochi mesi, sono scomparse due persone importanti della mia famiglia, mia madre, prima, e poi, Lucio, mio fratello, che, ancora giovane, aveva conquistato tanti successi. La sua scomparsa ha rivoluzionato la vita di tutti noi.
Le valigie sono entrate a far parte del mio lavoro, e Montefusco è diventata il porto sicuro a cui tornare.
Ho incontrato persone con cui condivido la passione per il vino, che è storia e cultura per noi italiani, coscienti che tutto il nostro lavoro è legato alle storie delle nostre famiglie e dei luoghi dove questi vini nascono.

Non ho avuto un esempio di donna in particolare da seguire: le donne della mia famiglia, molto diverse fra loro, hanno contribuito a forgiare ciò che sono diventata.
Le mie nonne, hanno collaborato alle fortune delle loro famiglie, una perché, vedova a 45 anni e con figli piccoli, è stata chiamata dalla vita ad occuparsi dell’azienda di famiglia, l’altra, ostetrica con una vita professionale impegnativa già negli anni difficili della guerra.
E poi, mia madre, che ha rinunciato al suo lavoro per crescere i figli, ma sempre pronta a dare una mano quando occorreva.
Chiudo con una citazione: L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi. –Proust-“.
Azienda Terredora di Paolo, via serra, 8, Montefusco

Asprinio di Aversa DOC e Mariapina Fontana della Tenuta Fontana, Società Agricola semplice.

Asprinio di Aversa Doc Civico 44

Asprinio di Aversa Doc Civico 44

Asprinio di Aversa DOC “Civico 44”
E’ un vino, dato da uve di Asprinio al 100%, dal tenue color giallo paglierino, con un piacevole sapore floreale e fruttato tra cui si percepisce il sentore classico di melannurca, la mela pregiata tipica della Campania. In bocca si avverte freschezza e buona sapidità, su un corpo giovane e ben equilibrato.
Le uve sono coltivate con il metodo tradizionale, con il sistema dell’alberata: ovvero viti che, “maritate”, crescono fino a 9 metri di altezza.
La freschezza di questo vino, servito ad una temperatura di 8 – 10 gradi C°, esalta il sapore della pizza e delle torte rustiche così come dei formaggi, in particolare della mozzarella di bufala.

Mariapia Fontana

Mariapia Fontana

Mariapina Fontana della Tenuta Fontana.
La Tenuta Fontana è un’azienda agricola che lavora i propri vigneti coltivati tra l’agro aversano e il beneventano. L’azienda è stata costituita nel 2009, ma affonda le sue radici in una tradizione secolare di viticoltura e produzione di vino, che inizia alla fine del 1800, con la coltivazione dell’Asprinio, nei luoghi d’elezione della produzione della DOC. Qui, Luigi Fontana e Rosaria Diana, gente umile, che affonda le radici nella civiltà contadina, cominciarono la lavorazione, con particolari accorgimenti, delle secolari viti, tramandandola alla discendenza, e avviando la storia della Tenuta.
Oggi Mariapina e Antonio Fontana, sono la quinta generazione, e i loro genitori Raffaele e Teresa Diana li hanno incoraggiati e sostenuti, nel recupero di alcuni terreni, coltivati ad Asprinio, e nella commercializzazione dei prodotti delle loro terre.
La Tenuta si trova sulle colline di Pietrelcina, un’antica masseria ottocentesca, che è il cuore dell’azienda agricola che si estende su circa 7 ettari. Questa laocation, oltre ad essere utilizzata per la vendemmia, la raccolta delle olive e la raccolta della frutta è anche adibita ad enoturismo e consente agli ospiti di vivere in un’atmosfera unica, e indimenticabile.
Tutto è cominciato con l’Asprinio, uno dei vitigni più antichi della Campania, prodotto con l’etichetta Civico 44 dalla Tenuta Fontana,. È un vino bianco dal sapore intenso, che offre un ventaglio di sentori fruttati e floreali, prodotto dalle uve della classica alberata.
“La mia storia nasce da una passione che avevo sin da bambina ovvero, quella di guardare ed osservare i miei nonni mentre raccoglievano l’uva. Una raccolta diversa, notavo che si arrampicavano su una scala stretta e lunga, e con una forbice tagliavano i grappoli, li ponevano su una grande cesta e con una corda la portavano giù.
È da qui che inizia la mia storia, una storia fatta di ricordi e di tradizione che mi spinge a fare il lavoro con passione: quella passione che vorrebbe far vivere a tutti gli stessi momenti che ho vissuto io da bambina.
Nel mio lavoro ho avuto tante soddisfazioni e importanti esperienze, tra queste ricordo il Wine HK International Wine & Spirits Fair di Hong Kong, la mia prima fiera a tutti gli effetti e, a seguire, Bellavita Expo di Amsterdam dove i nostri vini, il Civico 44 e il Civico 28 hanno ottenuto il punteggio qualitativo di 2/3: nel mio piccolo, un giusto traguardo.
La mia vita lavorativa ha avuto una svolta quando sono stata in visita in una cantina di Montalcino. Mentre visionavo la cantina notavo la passione e l’amore che la proprietaria metteva nella descrizione dei suoi vini ed è così che mi sono ispirata a quello che era un obiettivo che avevo sin da piccola.
La mia mission è ambiziosa: produrre vini di qualità, ad un costo accessibile, e portarli nei migliori ristoranti e nelle migliori enoteche del mondo. Valorizzare i nostri vini e quelli della Campania promuovendone il loro consumo a tavola: la qualità dei prodotti è il nostro principale obiettivo.
Noi crediamo che il vino sia il prodotto migliore per far conoscere un territorio e le sue risorse, la storia e la cultura, le tradizioni e i piatti tipici. Che possa aiutare a tutelare e promuovere l’ambiente, insegnare a rispettare la natura.
Crediamo che la qualità sia il linguaggio universale da utilizzare per essere apprezzati in tutto il mondo. Qualità che inizia ad essere costruita con il rispetto e la cura della terra, continua nella coltivazione delle uve, nella raccolta e trasformazione dell’uva in vino. Significa eco-sostenibilità, rispetto della tradizione, e innovazione.
Significa anche scelta e utilizzo dei migliori materiali per le bottiglie, e prima ancora delle tecnologie per la produzione del vino.
Una donna a cui posso ispirarmi è Marisa Cuomo, è una Donna che mi affascina, per la sua riservatezza e per la cura del suo lavoro e la particolarità del suo vigneto.
Infine in mio motto può essere concretizzato in tre parole: tradizione, qualità e innovazione.
Tenuta Fontana, Società Agricola semplice, Contrada Starza, 11, Pietrelcina (Benevento)

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