London Wine Fair, report da Londra

London Wine Fair, report da Londra

London Wine Fair, il racconto di una donna del vino che era presente alla recente edizione tra degustazioni ed eventi

London Wine Fair di Londra non è decisamente Vinitaly o ProWein in termini di dimensione. Ciò nonostante il wine lover vi troverà chicche enoiche difficilmente reperibili altrove. La sottoscritta, per esempio, ha riscontrato una vasta selezione di vini britannici qualitativamente più che meritevole: dal rinomato metodo classico delle contee di Kent e Sussex prodotto con le classiche uve di chardonnay, pinot nero e pinot meunier ai vini fermi e convincenti del Norfolk da uve decisamente meno scontate come bacchus e seyval blanc per esempio.

Di zone insomma che fino a qualche anno fa non avremmo preso in seria considerazione ma che, grazie ai cambiamenti climatici in atto, stanno via via attirando l’attenzione dei wine critic e il compiacimento crescente di coloro i quali i vini di quelle zone li consumano. Se al vino inglese aggiungiamo anche quello gallese significa che il fenomeno del climate change da una parte fa insorgere mezzo mondo per far cambiare rotta alle nostre malsane abitudini dall’altra ha consentito ad agricoltori lungimiranti di coltivare la vite a ragion veduta. Parentesi: nel 2008 mi trovavo in Galles, ad Abergavenny per la precisione, una ridente cittadina di campagna nel lussureggiante Monmouthshire ignara del fatto che undici anni dopo avrei conosciuto un produttore di vini proprio di Abergavenny. Bellissima la scena: vengo attratta dallo stand gallese, mi avvicino, vedo bottiglie di una certa White Castle winery, mi rivolgo al signore bonario a cui chiedo se fosse possibile degustare i suoi vini. Bene, mi versa il primo e comincia a raccontare. Gli chiedo da dove provenga esattamente e lui mi risponde Abergavenny. No, non ci potevo credere! Gli faccio notare che qualche anno prima ero proprio lì ma che non ricordavo vigneti. Lui infatti mi conferma che solo dal 2010 si comincia ad impiantare vitigni col beneplacito di agronomi che consigliano l’utilizzo di determinati tipi di vite naturalmente in base alle caratteristiche pedoclimatiche della zona. Emozionata, soggiogata, felice di poter assaggiare il prodotto come si trattasse di un piccolo miracolo. In effetti, di un piccolo miracolo si tratta dato che Gwin gwyn (che significa vino bianco) è un vino dai profumi e dal gusto notevolmente eleganti che non esiterei ad acquistare se lo trovassi in Italia!

 

Bella freschezza, equilibrio, persistenza riscontrati anche nel Siegerrebe le cui origini, mi dice l’ormai amico gallese, sono tedesche. Un semi aromatico super interessante di facile beva. Davvero vini che all’aperitivo o abbinati a piatti di delicata struttura gratificano alquanto! White Castle è un valido motivo per tornare ad Abergavenny quanto prima!

La Georgia era lì vicina. Georgia, uno dei paesi da cui tutto è cominciato. Penso che ad ogni wine lover venga spontaneo un accenno d’inchino nel sentir pronunciare il nome di quella terra. Tanto più ora che quei vini sono in auge come non mai. Talmente in auge che anche I Duchi di Sussex Harry e Meghan, nel giorno del loro matrimonio, hanno brindato alla loro felicità con sorsi equilibratissimi di Saperavi, vino rosso principe del distretto di Kakheti, manco a farlo apposta.

 

A dire il vero ha reso felice anche la sottoscritta. Stessa felicità anche degustando il Khikhvi, un raro vino bianco georgiano ottenuto da uve dell’omonimo antico vitigno, prodotto solamente da tre aziende vinicole. Oltretutto un orange wine estremamente versatile negli abbinamenti. Chelti estate winery, pluri premiata realtà enologica, come da tradizione vinifica in anfora tutti i propri vini, nessuno escluso.

Curiosità nelle curiosità. Come questa. Noto vini provenienti dallo Stato di Washington. Rossi da uve merlot, cabernet sauvignon e sirah. Chiedo se è possibile degustarli. Udite udite: “da quale desidera iniziare? Dal più economico o dal più costoso?” Mi è venuto da dire: “I beg your pardon?”… Faccio infatti notare che mai prima d’ora mi era successo di sentirmi chiedere una cosa del genere. Risposta: “meno spendi meno qualità hai, più spendi più qualità hai”. Andiamo bene… ma andiamo oltre per scoprire che i vini – tutti – sono molto ben fatti, senza quell’uso smodato di barrique, senza quei sentori vanigliati tipici dei vini robusti californiani per intenderci, senza essere vini Parkerizzati per dirla in breve. Vini rossi prodotti con stile europeo in cui il frutto è riconoscibile, il legno è educato e l’insieme un risultato di sapiente equilibrio.
Ah, il vino più costoso era di 22 dollari agli operatori.

 

Per stare nelle Americhe mi sono iscritta ad una Masterclass sui vini dell’Uruguay condotta da Peter Richards, Master of Wine nonché BBC presenter, anchorman, wine journalist, writer e chi più ne ha più ne metta. Uno spasso, una persona estremamente alla mano, easy going come poche se ne vedono in giro. Un wine professional che staresti ore e ore ad ascoltare per conoscere ed imparare. Morale: partirei subito per l’Uruguay! Tra bianchi e rossi, tra viognier 2019 e tannat di tutto rispetto… Grazie Peter!
Infine, dopo aver spaziato per mezzo mondo, ho brindato alla London Wine Fair con gli ottimi, super eleganti Franciacorta della nostra socia Giuliana Cenci di Vigneti Cenci La Boscaiola a rappresentare l’eccellenza spumantistica d’Italia.


Diciamo che meglio di così la mia London Wine Fair 2019 non poteva proprio andare. Alla prossima!

Maria Cristina Francescon

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