Vini del Lazio raccontati dalle sommelier

Vini del Lazio raccontati dalle sommelier

Vini del Lazio raccontati dalle sommelier

Vini del Lazio ci vengono raccontati dalle Sommelier che vivono ed operano in questa Regione troppo spesso sottovaluta e che nasconde, tra storia e tradizione, vitigni che regalano delle bellissime espressioni di viticultura locale.

Cynthia Chaplin

Cynthia Chaplin

Cynthia Chaplin ci racconta il Bellone e il Nero Buono di Cori
Ho scoperto il mondo del vino, o meglio mondo divino, negli Stati Uniti. Trasferitami in Europa, la mia passione è cresciuta in ogni paese visitato e con ogni vino assaggiato. Ho fatto corsi di vino e sommelier però, quando mi sono trasferita in Italia mi è sembrato il momento da fare il corso FIS a Roma. Il periodo di studio con docenti e vini inimitabili, la bellezza e la grande passione del Bel Paese mi hanno cambiata. Ho i tratti Anglo Saxon ma un cuore italiano.
Dopo 6 anni qui ho coltivato il mio tour business privato; sono diventata professoressa di vini e cultura per un programma di studenti stranieri in Italia. Collaboro con le ambasciate Americana e British per curare degustazione ed eventi. Ho iniziato ad insegnare per aprire la porta del mondo del vino italiano agli stranieri. Ho avuto l’onore di fare tante cose private per clienti cui piacevano i vini italiani. Vorrei continuare il mio viaggio nel settore, diventare più grande come ambasciatrice di vini italiani e lavorare insieme con più gente nel settore in Italia. Spero, inoltre, di non perdere mai il mio grande piacere impegnandomi ad insegnare i preziosi vini autoctoni di questa splendida regione.
Il Lazio non è una regione molto conosciuta per i suoi vini. Tuttavia, questo non vuol dire che qui non si faccia un buon lavoro! Il Cesanese del Piglio è forse il vino più “famoso”, ma il Bellone ed il Nero Buono di Cori sono anche più interessanti e importanti nella storia del Lazio. Invitata in un’Azienda il loro Bellone è stata una rivelazione!
Il Bellone è un vitigno versatile, diffuso nel Lazio soprattutto nelle province di Roma e di Latina. Un vitigno di origini antichissime diffuso nell’area dei Castelli Romani già in epoca romana e citata da Plinio come “uva pantastica”. Questo bianco storico potrebbe essere il vino bianco elegante e flessibile capace di far dire che vini bianchi del Lazio esistono! Amo anche il Nero Buono di Cori, vitigno autoctono dalle antiche origini ora riscoperto e vinificato in purezza dà ottimi risultati.
Il mio motto è: “Cerco di cambiare il mondo per migliorare, un calice di vino italiano alla volta.”

Maria Cristina Ciaffi

Maria Cristina Ciaffi

Maria Cristina Ciaffi ci racconta il Biancolella
All’età di cinque anni ho il mio primo incontro con il mondo del vino durante una gita domenicale con i miei genitori. Le geometrie del paesaggio e i profumi di una cantina, seppur contadina, mi hanno catturato. Come funzionario della Regione Lazio in Direzione Agricoltura m’innamoro sempre di più di questo mondo affascinante e decido di intraprendere un percorso formativo nell’enogastronomia: Gambero Rosso, Slow Food, Fisar, AIS Roma e FIS dove comprendo che la comunicazione del vino va oltre la tecnica della degustazione e dell’abbinamento. Ogni bottiglia è innanzi tutto cultura, storia, tradizione e territorio. Come Delegato di Civitavecchia di Associazione Italiana Sommelier, con l’incarico di Presidente della Strada del Vino delle Terre Etrusco Romane e ora come Delegato regionale delle Donne del Vino, realizzo il mio sogno personale. Promuovere e valorizzare un territorio con tutte le sue ricchezze agroalimentari, paesaggistiche e storico-archeologiche. Nel ruolo di Direttore dei corsi di formazione di AIS sono riuscita a far diplomare numerosi giovani che hanno potuto trovare occupazione nel mondo della ristorazione. È stato emotivamente gratificante vedere come giorno dopo giorno i ragazzi si sono appassionati andando oltre i contenuti delle lezioni.
Mi piace pensare ad un vino di mare: il Biancolella. Una varietà originaria della Campania, riconosciuta autoctona laziale. Fu il Re partenopeo Carlo di Borbone che nel 1734, la volle introdurre sull’isola ponziana insieme ad altri vitigni ischitani. Si tratta di una viticoltura eroica in un territorio che sembra volersi proteggere dall’antropizzazione, dalla civiltà, ma ricco di sole e di luce. Ne deriva un vino che regala sapori mediterranei di sale e agrumi, erbe aromatiche e fiori gialli. Incredibile la freschezza e la mineralità che ricorda le acque cristalline del mare di Ponza. Si abbina perfettamente con piatti della cucina mediterranea a base di pesce e crostacei, con primi piatti a base di verdure e con formaggi non stagionati. Grazie alla sua anima minerale si abbina bene con un piatto tipico del territorio: “Le linguine c’o fellone” ovvero con la Granseola detta “o Fellone”.
Il mio motto è “FORZA PARIS!”

Emanuela Medi ci racconta il Cesanese
Sono una giornalista scientifica con 38 anni di attività presso la Rai-GR1. Ho firmato il Saggio “ Vivere Frizzante” edito Diabasis sul rapporto vino e salute. Sono Sommelier e ho frequentato il II anno di Master Sommelier Presso la FIS. Mi sono avvicinata all’enologia per gli aspetti socio-culturali e ambientali di questo mondo…poi ho capito che la curiosità e il fascino del grappolo non potevano essere sufficienti per capire e divulgare la cultura del vino. Bisognava avere una base seria come il corso di sommelier e ora di master sommelier. Fondamentali i viaggi studio e il rapporto diretto con i produttori. Mi sento molto legata alle Marche, Regione da cui proviene la mia famiglia per parte paterna. Belvedere Ostrense, zona del Verdicchio, Morro con la sua Lacrima e il suo paesaggio. Un mondo cui sento di appartenere anche per il vino!
Mi piace il Cesanese, dalla parola CAESAE ( luogo degli alberi tagliati) un vitigno rosso dei Castelli Romani. La casualità pura mi ha portato ad Affile in un’Azienda dove ho chiesto, senza presentazioni, di degustare qualcosa. E’ arrivata una magnifica Riserva dai sentori di lavanda, viola, spezie dolci e erbe officinali , ricco in tannini e dal lungo invecchiamento. Lo abbinerei ai grandi arrosti, selvaggina, pasta al ragù, amatriciana o ossobuco con piselli. Morbidezza e acidità si integrano con la robustezza di questi piatti.
Il mio motto: La cultura non ha confini di tempo e di spazi: La dedica ai miei figli Livia e Gabriele in “Vivere frizzante”.

Contributo raccolto a cura di Camilla Guiggi, giornalista e Donna del Vino

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